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Un botanico sotto la lente di ingrandimento
Intervista al naturalista Michele Adorni

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Botanico di professione, quando esce per un giro in natura, anche solo per svago, Michele Adorni non dimentica mai di portare con sé lente d’ingrandimento e macchina fotografica. Così come non tralascia penna e taccuino: per segnare le specie che incontra lungo il sentiero, certo, ma anche, non si sa mai, per annotare tutti i particolari del caso, se si imbatte in un fiore o una pianta che gli risultino nuovi.
La natura è sempre stata la sua forte passione, e nel corso degli anni è riuscito a farne una professione vera e propria: dopo la Laurea in Scienze Biologiche ed un dottorato in botanica ambientale, Michele ha collaborato con la Riserva Naturale Orientata Monte Prinzera, ha eseguito ricerche su flora, vegetazione e habitat nell’ambito del sistema delle Aree Protette e della Rete Natura 2000 dell’Emilia-Romagna, ha lavorato su Studi di Impatto ambientale e Studi di Incidenza ed ha partecipato alla realizzazione di progetti nazionali ed internazionali tra cui “Carta della Natura” e “Gloria – Global Observation Research Initiative in Alpine Environments”.

Ora, da qualche mese, è impegnato nel Progetto LIFE della Provincia di Parma Pianura Parmense, con il ruolo di ricercatore esperto botanico per il monitoraggio scientifico.... 

Michele, nello specifico di cosa ti occupi per il Progetto Life?
Mi occupo dell'ampliamento e della riqualificazione di ambienti prativi e acquatici, che rappresentano siti idonei all'alimentazione e alla nidificazione per molte specie di uccelli su cui si focalizzano gli obiettivi di tutela del progetto. Più in particolare, sono impegnato nella reintroduzione in aree specifiche di specie vegetali rare o minacciate, come Marsilea quadrifolia e Leucojum aestivum, dell'ampliamento di superfici a prati stabili, del ripristino delle condizioni di naturalità di importanti zone umide.

In generale, cosa pensi della conservazione della natura in Italia? Si investe abbastanza in ricerca e studi, ci sono settori particolarmente trascurati?
In Italia, ahimè, non c'è la cultura della conservazione della natura. La tutela dell'ambiente, al contrario, è vista come un impiccio, un ostacolo allo svolgimento delle attività umane. Un vincolo intollerabile. Se invece ci si soffermasse a pensare che è proprio dalla qualità dell'ambiente che dipende la qualità della nostra vita...

E della figura del naturalista? Ho l'impressione che nell'opinione pubblica il naturalista sia considerato più un appassionato della natura invece che un professionista con specifiche competenze scientifiche. A volte addirittura viene confuso con l’attivista di Associazioni ambientaliste. Cosa ne pensi?
Pensa che a volte, quando mi trovo a spiegare il mio lavoro, capita che qualcuno mi chieda se vengo pure pagato, o lo faccio solo per divertimento... Sì, è così, al naturalista non sempre viene riconosciuto un ruolo professionale. E poi trovo che ci sia poca sensibilizzazione sull'ambiente. E' buffo vedere come spesso chi si adopera a vario livello per la tutela dell’ambiente venga etichettato in generale come “Verde”, quest’entità non ben definita su cui si scagliano le ire di chi alla tutela dell'ambiente non dà grande valore.

Cosa ci vorrebbe per una maggiore sensibilizzazione dell'opinione pubblica, forse una comunicazione più efficace?
Sì certo, spesso la comunicazione non è supportata da risorse e mezzi sufficienti, ma cosa vuoi, la società, i media soprattutto danno una prospettiva della realtà completamente diversa: la gente comune la propria formazione non se la fa sull'opuscolo di un Parco o su quello che apprende in una visita guidata, ma se la fa su quanto legge sul giornale e vede in televisione.

In questo senso il Progetto Life può essere un passo avanti nell'affermazione di valori forti?
Sicuramente. E' il punto di partenza per un'inversione di rotta che è indispensabile. La conservazione sarà sempre di più una priorità.

Vedo che stanno nascendo diversi strumenti di coinvolgimento su temi naturalistici: forum on line, mailing list... c'è una folta schiera di appassionati, volontari che danno un grosso apporto nell'attività di monitoraggio ambientale. Il contributo di queste persone è importante per voi professionisti? Va incoraggiato?
Sì, l'opera dei volontari riesce a colmare, in parte, la carenza che c'è nelle conoscenze naturalistiche, dovuta alle scarse risorse finanziarie destinate alla ricerca e agli studi di monitoraggio. Andrebbe però un po' organizzato il loro lavoro, ad esempio bisognerebbe che le loro segnalazioni venissero validate ufficialmente.

Cosa consiglieresti ad un ragazzo che voglia intraprendere la professione del naturalista?
La passione per la natura deve essere un presupposto, non c'è dubbio. Consiglierei di non fermarsi però alle conoscenze apprese fino alla laurea, ma di approfondire gli studi, di specializzarsi. Occorre competenza. Se penso alle prospettive professionali nelle Aree Protette, c'è da dire che oggi purtroppo queste stanno attraversando un momento di crisi, hanno difficoltà a mantenere l'esistente. Piuttosto, potrebbe essere conveniente investire sugli Studi di Impatto Ambientale.

I tuoi progetti futuri?
Intanto mi auguro di lavorare con continuità sul Life per tutta la durata del progetto. Spero inoltre di proseguire il mio lavoro di censimento bibliografico sullo stato delle conoscenze della vegetazione dell'Emilia Occidentale, un incarico che ho ricevuto dall'IBC (l'Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia Romagna).
Poi... ho un progetto in testa che sto condividendo con alcune persone, un progetto a cui tengo molto, che spero si concretizzi nei prossimi anni... ma basta così, ho parlato troppo, non aggiungo altro per il momento. Si vedrà quando sarà pronto!

C
on queste belle giornate autunnali, quale percorso in natura consiglieresti per assaporare appieno i colori della stagione?
Ce ne sono di bei posti qui attorno! Penso alla bellezza della Val Parma, la vallata cui sono più affezionato visto che sono originario di quelle parti. Mi ha sempre ispirato molto anche la Val Cedra, per non parlare della Val Ceno, così selvaggia e affascinante... no, non ci riesco, mi torna difficile selezionarne solo uno, di percorso... Comunque ecco: consiglierei sicuramente la montagna.

autore: Valeria Nervegna
data di creazione: 29/10/2009
data di modifica: 23/11/2009
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immagini:


Michele Adorni (13Kb)


Marsilea Quadrifolia: Foto di Michele Adorni (175Kb)


Leucojum aestivum: Foto di Michele Adorni (92Kb)

allegati:

Michele Adorni
(360Kb)

link:

Riserva Naturale Monte Prinzera

Rete Natura 2000

Progetto Life Pianura Parmense

IBC
Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia Romagna

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