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Il Parco dei Cento Laghi ad un passo dalla svolta
Intervista a Marco Rossi, direttore del Parco dei Cento Laghi.
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A voler fare una fotografia dell’attuale configurazione del Parco dei Cento Laghi, il risultato restituirebbe un'immagine completamente mossa. E' il riflesso di un presente in movimento. Già nel 2001, con l'istituzione del Parco nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, il Parco regionale aveva ceduto parte del territorio all'area protetta nazionale. In questi ultimi anni, poi, si è fatta strada la convinzione che fosse necessario ripensare il ruolo dei Cento Laghi, chiamato a misurarsi con un quadro delle politiche di tutela di fatto modificato dalla presenza del nazionale. Ha preso allora forma la proposta di rilanciare il Parco regionale con un suo ampliamento verso valle, nel territorio dei comuni di Corniglio, Monchio delle Corti, fino ad includere il comune di Tizzano: aree, queste, dove a predominare sono le attività legate alla filiera del Parmigiano Reggiano. Facile immaginare che una revisione di questo tipo conferisce all'area protetta un ruolo nuovo, di integrazione della tutela ambientale con la valorizzazione dei prodotti agricoli del territorio. Ebbene, il nuovo Parco regionale nascerà a breve, questione di giorni: la bozza di legge istitutiva è in discussione in Regione. Ed è in questa legge che si gioca il futuro del Parco.
A prendere le redini della gestione dei Cento Laghi in questa fase di transizione è il nuovo Direttore Marco Rossi, già Responsabile per il Settore Animazione Economia e Sviluppo Sostenibile. Da maggio sostituisce Giuseppe Vignali, ora Direttore del Parco nazionale.
Marco, come hai accolto la nomina a Direttore? Con che spirito vivi questo ruolo? Considero la scelta un gratificante attestato di fiducia, un apprezzamento del lavoro che per dieci anni consecutivi ho svolto nel parco. La mia nomina è ad interim e per sei mesi, una limitazione temporale dettata dalle elezioni e dal futuro cambio di Amministrazione. Non nascondo che questo mi fa vivere il compito con un po' di timore e preoccupazione: sei mesi sono un intervallo di tempo davvero breve per vedere i risultati del tuo lavoro, per dimostrare quanto sai fare o anche cosa non sai fare...
Con questa prossima riconfigurazione, cosa perde e cosa acquista il Parco, quali elementi lo connoteranno? Se prima l'elemento caratterizzante erano i laghi glaciali ed il crinale con il loro peculiare patrimonio naturale, ora l'elemento cardine attorno a cui ruoteranno le attività del Parco sarà la valorizzazione delle produzioni agricole legate al buono stato del territorio. Diventerà il Parco del Parmigiano Reggiano, la sua presenza sarà strategica perché aggiungerà qualità alla qualità: la qualità ambientale a quella dei prodotti tipici. In questo modo si rafforzerà l'identità del territorio.
Come intendi impostare il tuo lavoro per i prossimi sei mesi? Gli impegni più stringenti sono proprio quei progetti a supporto del Parmigiano Reggiano, sviluppati all'interno del Piano di Sviluppo Rurale. L’attenzione è rivolta ai caseifici del territorio: intendiamo trasformarli in centri nevralgici, luoghi vivi aperti a turisti e scolaresche. Forgiati da un marchio “dei caseifici del parco”, che ne attesterà la qualità, questi centri saranno aperti per degustazioni e vendita dei prodotti tipici. Aree di sosta contigue permetteranno ai clienti di indugiare sul posto e approfittare degli scorci del paesaggio. Ospiteranno punti informativi del Parco, e saranno tappe di vari percorsi pedonali che si snoderanno sul territorio. Abbiamo in programma di facilitare contatti tra produttori locali e punti vendita, sviluppando patti di promozione reciproca. Ad esempio, nei negozi locali sarà segnalato che si vende il Parmigiano Reggiano del Parco. Ci impegneremo per far entrare i produttori locali nei canali di vendita dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), e per questo intendiamo portare i referenti di questi Gruppi a conoscere la nostra realtà produttiva.
Azioni che favoriscono e danno spazio a tutto tondo ai valori della sostenibilità ambientale... Proprio così, si vuole far capire il territorio attraverso l'assaggio del Parmigiano Reggiano. Un territorio modellato nel corso dei secoli dall'integrazione tra attività umana e sistema naturale, conseguenza diretta della produzione di questo formaggio. Un territorio dove l'agricoltura svolge funzioni strategiche: basta pensare ai prati stabili, che aumentano la fertilità e la produttività dei terreni, assicurando inoltre un elevato grado di biodiversità; ai medicai e ai prati, che aiutano a prevenire i dissesti. Per non parlare dell'aspetto economico: la produzione del Parmigiano Reggiano costituisce la principale fonte di reddito locale, capace di contrastare l'abbandono del territorio.
E che rapporto avete con le comunità, con i produttori locali? Se penso che una volta i trattori sfilavano per protestare contro l'istituzione dei Parchi... Sono convinto che oggi assistiamo ad un cambiamento epocale nei rapporti tra Parco e mondo agricolo: la gente ha capito che la presenza dell'area protetta non è una limitazione, ma un'opportunità da cogliere. Da parte nostra c'è stata la cura di investire in un dialogo costante con gli agricoltori, che è sfociato in un forte rapporto di fiducia. Certo, di grande supporto è stato anche il ruolo delle Associazioni agricole.
In questa fase di transizione, ci sono dei nodi al pettine, degli scogli che ti dà pensiero affrontare? Una criticità forte sono le risorse finanziarie limitate; il Parco non ha entrate proprie, ma dipende da altri Enti. Il problema è che spesso abbiamo difficoltà a cofinanziare i progetti, con il rischio di non vederli concretizzati.
Su che staff puoi contare? Siamo in cinque dipendenti, di cui uno in aspettativa, più due collaboratrici assunte da cooperative sociali. E’ uno staff asciutto: con quattro dipendenti di fatto disponibili non è sempre agevole coprire le due sedi del Parco, a Monchio e a Corniglio; cerchiamo di affrontare questa esigenza organizzandoci in turni di presenza.
Sulla base della tua passata e attuale esperienza di lavoro, mi sai indicare i principali pregi che secondo te deve avere un Direttore per svolgere al meglio il suo lavoro? E’ importante che sia attento a motivare la squadra di lavoro e a costruire rapporti di fiducia e di stima con i collaboratori. Verso la popolazione locale deve il riguardo della presenza: una presenza fatta di relazioni, di reperibilità telefonica, di capacità di ascolto e di attenzione nel comunicare bene quello che il Parco fa. Un buon direttore è attento ad usare delicatezza con gli amministratori, impegnandosi in un rapporto di fiducia reciproca con loro. Riconosce il primato della politica, senza però trascurare di avanzare suggerimenti quando il suo ruolo tecnico lo richiede.
E’ cosi che ti stai preparando ad affrontare il tuo nuovo compito? Se penso al nuovo scenario che attende il Parco, ed anche alla responsabilità di risollevare le sorti del Parmigiano Reggiano ora che è in crisi di mercato e a soffrire di più sono proprio le aziende di montagna, allora sì, credo che per affrontare questa sfida occorra attrezzarsi bene.
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autore: Valeria Nervegna
data di creazione: 08/06/2009
data di modifica: 23/11/2009
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