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Acqua preziosa
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Il Parco ha costituito e costituisce tuttora una situazione che può essere considerata di riferimento anche per gli altri corsi d'acqua appenninici, che presentano nel tratto di alta pianura problemi analoghi e nel contempo situazioni meno favorevoli alla realizzazione di interventi risolutivi. Il settore degli studi idrogeologici e l'analisi dell'evoluzione geomorfologica del territorio riguarda argomenti che sono stati al centro del dibattito sulla gestione del Parco e che hanno sempre visto forti contrapposizioni, già prima che questo fosse istituito:
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i quantitativi di ghiaia da estrarre,
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le responsabilità sull'attuale situazione di rischio idraulico,
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l'opportunità o meno di intervenire con ulteriori modifiche dell'alveo,
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la presenza delle “isole” all'interno dell'alveo e il loro ruolo in occasione di esondazioni.
Alcuni dei principali problemi gestionali che il Parco si è trovato ad affrontare fin dalla sua istituzione sono legati alle alterazioni di tipo geomorfologico ed idraulico indotte direttamente od indirettamente dalle attività antropiche come:
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l’intensa attività estrattiva degli anni '60 e '70,
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la costruzione dell’autostrada all’interno delle fasce perifluviali,
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l'insediamento di attività produttive a ridosso dell'alveo, gli ingenti prelievi idrici.
Tali attività hanno compromesso la funzionalità del fiume con diversi effetti:
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inalveamento del fiume, anche di alcuni metri;
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riduzione dell'altezza del materasso alluvionale e quindi della funzione di ricarica delle falde;
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forte restringimento dell'alveo;
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canalizzazione del corso d'acqua e perdita di rami laterali;
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prosciugamento di alcuni habitat umidi ed inaridimento dei terrazzi perifluviali;
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perdita di parte della capacità autodepurativa del fiume;
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riduzione della capacità laminativa del fiume rispetto alle piene;
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elevato rischio idraulico per gli insediamenti produttivi presenti nelle aree di esondazione.
A questo quadro va aggiunta la difficoltà ad operare in una situazione complessa nella quale:
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diverse concessioni come, i prelievi idrici e le attività estrattive, erano già in essere e non modificabili nel medio termine,
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i terreni di proprietà pubblica costituivano una porzione molto ridotta del territorio del Parco,
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le competenze risultavano molto frammentate tra enti diversi,
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le pressioni di carattere economico, politico e sociale ponevano diverse limitazioni alla soluzione immediata dei problemi riscontrati.
Nel 1999, al fine di indirizzare l'attività di ricerca verso la massima operatività, attraverso la condivisione di criteri comuni con i vari enti coinvolti nella gestione del fiume, il Parco ha stipulato con l’Autorità di Bacino del Po, il Magistrato per il Po (ora AIPO) e la Provincia di Parma l' ”Accordo di programma per la riqualificazione morfologica ed ambientale del Fiume Taro”.
L'attività di ricerca nel settore geomorfologico ed idrogeologico è stata improntata sull'acquisizione di diversi dati quali, i quantitativi di acqua superficiale e sotterranea sottoposti a prelievo, la misura di diversi parametri idraulici ed il parere consultivo di esperti nel campo della geologia e dell’ingegneria idraulica.
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autore: Elisabetta Quarenghi
data di creazione: 11/12/2004
data di modifica: 04/12/2008
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