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La storia, la cultura e le genti

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Benché alcuni rari ritrovamenti archeologici siano a testimoniare la presenza dell’uomo in queste valli anche in epoche remote, è l’era medioevale quella che caratterizza questo territorio grazie a forme di espressione del potere alquanto originali e suggestive.
Nel panorama delle complesse architetture istituzionali tipiche dell’età feudale, sono tre le realtà che caratterizzano il territorio del Parco dei Cento Laghi:
le Valli dei Cavalieri , un territorio situato lungo i versanti parmense e reggiano del torrente Enza e nella bassa Val Cedra, è un importante esempio di autonomia feudale.
Quest’area, anche a causa della sua marginalità geografica, sfuggì al controllo dei Vescovi di Parma e fu assoggettata al dominio di una potente famiglia di feudatari (i Vallisneri).
Alcuni storici attribuiscono l’origine del nome “Valle dei Cavalieri” al fatto che i Vallisneri si avvalevano di un piccolo gruppo di mercenari a cavallo per il controllo degli affari economici ed il presidio dei propri possedimenti terrieri.
Il potere dei Vallisneri terminò nel 1448 con la battaglia del Castellaro, un avvenimento di cui si ha traccia nelle testimonianze dell’epoca ma che sfugge ad una precisa individuazione geografica, e per questo si perde tra memoria storica e suggestioni epiche.


Le Corti di Monchio , situate nell’alta Val Cedra e in parte della Val Bratica, furono uno dei tanti esempi dell’esercizio del potere temporale della Chiesa.
Infatti le 14 antiche Corti, che oggi corrispondono per lo più con le attuali frazioni del comune di Monchio delle Corti, furono soggette all’autorità vescovile di Parma, almeno fino alla soppressione del sistema feudale avvenuta ad opera di Napoleone Bonaparte.

- Sorte simile conobbe il feudo di Corniglio in Val Parma, prima soggetto alla potestà vescovile di Parma e poi all’inizio del XIII Secolo al potere di una nobile famiglia (i Rossi).
I Rossi costruirono a Bosco di Corniglio un importante castello di cui oggi non restano che alcuni ruderi. Il potere dei Rossi terminò intorno al ‘600 in occasione dell’avvento del Ducato dei Farnese.

Dall’Unità d’Italia la vita degli abitanti di queste valli è proseguita in un equilibrio formidabile almeno fino al secondo Dopoguerra.
Infatti l’isolamento geografico, la scarsa accessibilità e la conseguente impermeabilità culturale di quest’area hanno favorito il consolidamento di valori profondamente condivisi e di strutture socioeconomiche elementari molto diffuse.
Il dissolvimento progressivo di queste certezze, la rivoluzione culturale ed economica del dopoguerra, hanno trasformato profondamente queste aree.
Benché il livello del benessere e la qualità della vita siano nettamente migliorati col passare del tempo, è altrettanto innegabile che l’avvento della ”economia globale“ e della “società dei consumi” hanno messo in ginocchio l’intero mondo rurale che fino ad allora si era retto su pochi ed importanti bisogni primari, scambi commerciali limitati ed autoconsumo agricolo.

La ricchezza di un’Area Protetta non è solo nella natura e nell’ambiente ma anche nella cultura, nelle tradizioni e nel patrimonio storico ereditati dal passato.

La cultura, soprattutto quando è intesa non come scolarizzazione o alfabetismo, ma piuttosto come quell’insieme di valori condivisi, di sapere non codificato, di conoscenze non formalizzate, assume un significato fondamentale nel definire l’identità di un territorio e della gente che vi abita.
E di “questa” cultura il Parco intende essere custode e garante.
Nel territorio del Parco questa cultura ha preso la forma di un variegato mondo di “segni”, che l’uomo ha lasciato lungo tutta la sua storia.
Segni ben visibili ancora oggi, che testimoniano un mondo semplice ma ricco di valori, emozioni e tradizioni.
Nei pascoli, lungo le strade interpoderali, nelle facciate delle antiche case, le “Maestà” (piccole costruzioni in pietra e marmo raffiguranti divinità cristiane) testimoniano una radicata ed autentica religiosità popolare.
Nei fitti boschi di castagno i numerosi essiccatoi (piccoli manufatti in sasso per seccare le castagne), dei quali alcuni ancora funzionanti, riportano ad un passato non troppo lontano.
Altre testimonianze architettoniche di innegabile valore storico-culturale sono le numerose chiese, presenti quasi in ogni borgo dell’Appennino.

data di creazione: 04/04/2006
data di modifica: 25/06/2008
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